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E’ con interesse che dobbiamo guardare alla foresta di Zuri. Si tratterebbe di una foresta tropicale dell’era Miocenica. Accadde allora che una tempesta di lapilli e ceneri dei vulcani vicini investisse la foresta tropicale che a contatto con quell’insolito turbinio di materiali, rimase pietrificata e nascosta all’occhio dell’uomo fin tanto che, qualche studioso non ne riconobbe l’importanza da un punto di vista naturalistico. Accanto alla foresta pietrificata crebbe il paesino di Zuri. Ma nel 1924, quando il lago artificiale venne riempito, non solo il villaggio venne sommerso, ma anche la foresta dovette salutare la luce del sole. Ma se il paese venne ricostruiti in una zona più alta, della foresta oggi noi possiamo intravedere solo pochi resti, per lo più sommersi. E’ fondamentale ricordare inoltre che buona parte del prezioso patrimonio è stato impunemente saccheggiato, tanto che a breve, si rischia di poter solo ricordare dell’eclatante creazione naturale. Ciò che non ha fatto il tempo, ha fatto l’uomo. Esiste la
possibilità di osservare parti dei tronchi della foresta pietrificata nel cortile della chiesetta campestre di Santa Maria Maddalena, nel paesino di Soddi, e altri nella chiesa dello Spirito Santo dove vegeta anche un magnifico e vecchissimo albero di bagolaro. Alcuni esemplari sono in mostra presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Cagliari.
Claudia Zedda
E’ noto come il Gran Canyon d’Europa, è considerato il più grande di tutto il continente. Si tratta di una gola, le cui pareti superano i 400 mt, provocata in origine da un movimento teutonico. Il lavorio degli agenti atmosferici ha poi creato ciò che noi oggi ancora abbiamo la possibilità di vedere. Anticamente la gola è stata il letto del Rio Flumidettu, che tutt’altro che intenzionato ad abbandonare il proprio percorso originario, s’attiene oggi a scorrere sì, ma sotto il sentiero che i turisti con piccole difficoltà e buona attrezzatura possono ancora oggi attraversare. La
presenza del fiume sotterraneo è attestata da spettacolari laghi che qua e là compaiono nel percorso, a sorprendere l’improvvisato esploratore. Cuore del Supramonte, segna il confine naturale fra Urzulei ed Orgosolo. Il percorso di accesso alla gola si snoda in parte attraverso antiche mulattiere, ancora oggi in uso, in parte tramite sentieri interni alla gola, chiusi a destra e a sinistra dalle altissime pareti della stessa gola, tanto alte che in alcuni punti è davvero difficoltoso riuscire a vedere la luce del sole. Percorso assolutamente suggestivo che dà la possibilità al visitatore, munito di efficienti guide, di osservare in quale meravigliosa maniera la natura possa tracciare segni indissolubili sulla roccia sarda.
Diverse le leggende legate alla gola. Si dice che dal punto più profondo, dove le pareti superino i 400 mt, si possa, pure in pieno giorno, vedere le stelle. Altra leggenda è quella che racconta che fra le scoscese pareti cresca il felce maschio, un fiore dalle mirabolanti proprietà. Solo ai più coraggiosi è dato di cogliere il fiore, a notte fonda, in quanto il demonio in tutte le maniere, tenterà d’impedirlo.
Claudia Zedda











