Archivi per la categoria ‘Isole’

Pare che l’isola debba il suo nome non alla presenza di ipotetici serpenti sulla propria superficie, come alcuni potrebbero pensare, bensì la nomea è da attribuirsi semplicemente alla conformazione della costa, che nell’aspetto somiglierebbe ad un serpente. Dinanzi a Villasimius, la osserva immobile ad una distanza di 3,5 km e si trova ad est di Cala pira. Vista la bellezza del lembo di terra, che ha assolutamente mantenuto il suo fascino incontaminato e selvaggio, l’isola viene spesso raggiunta da imbarcazioni che trasportano i turisti in interessanti visite guidate. L’approdo semplice è consentito dal porto turistico, la Caletta d’approdo appunto, che si trova nella zona nord ovest della piccola isola.

Abitata da una fitta e rigogliosa macchia mediterranea, l’isola di Serpentara è dimora di diverse specie di animali, fra i quali il coniglio selvatico, le lucertole e certo i gabbiani corsi e i marangoni dal ciuffo. Cresce inoltre sull’isola una rarissima specie di pianta nota con il nome di Pigliamosche, o Serpentaria, dal nome dell’isola. Emanando un fortissimo odore di putrefazione attira le mosche che garantiscono l’impollinazione. Il fiore è rosa e coperto da una fitta peluria. E’ di primario interesse sottolineare che l’isola fa parte integrante dell’area Marina Protetta di Capo Carbonara, e che quindi, navigazione, approdo e eventuali immersioni sono regolate dall’ente gestore. Inoltre è bene ricordare che alcune zone sono soggette a una totale e integrale protezione.

Così come l’isola dei Cavoli, la bella e lunga Serpentara è stata considerata isola strategica da parte degli Aragonesi i quali decisero di installare in entrambe delle imponenti torri atte al controllo sulla costa. Ancora oggi presenti, danno oramai alloggio alla forbita flora e fauna presente. Visitare la torre di Serpentara da la possibilità d’osservare l’isola da un punto strategico e di dominio, il che la fa apparire ai nostri occhi ancor più affascinante e forte. L’eco dei gabbiani sarà il sottofondo del vostro passeggiare, proprietari incontrastati oramai dell’isola.

Claudia Zedda

 

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E’ un avvenimento che si sussegue ciclicamente negli anni, e che caratterizza la bella e piccola Carloforte. I tonni d’eccellente gusto, nella fase della mattanza, che costituisce il momento finale del procedimento, vengono fatti entrare in un complesso di reti, che sono state calate in mare nel mese di Maggio e vi resteranno fino al mese di Giugno. Il pesce entro queste camere viene fatto crescere e ingrossare, fintanto che il rais, il capo della tonnara, ritiene che il numero dei tonni presenti nelle stanze costituite dalle reti, sia sufficiente e che le condizioni metereologiche siano buone, i tonni, con fare sapiente vengono obbligati a fare il proprio ingresso nella camera della morte. Ai quattro lati di questa, costituita ancora una volta di reti, quattro imbarcazioni, abitate dai tonnarotti. Questi seguendo gli ordini impartiti dal rais solleveranno le reti, causando la salita a galla dei tonni, che prenderanno ad agitarsi in uno spettacolo rumoroso ed eccitante ed al contempo freddamente crudele. I più belli e grossi verranno infatti colpiti con i crocchi, gli uncini dei tonnarotti. Dinanzi agli spettatori, che anno dopo anno si fanno più numerosi, il mare si tinge di rosso, e i tonni vengono strappati al mare e issati in alte aste. Uno spettacolo che può apparire crudo, forse semplicemente perché un tempo non era spettacolo, ma un mezzo naturale per la sopravivenza e l’approvvigionamento di cibo. Del tonno infatti, i carlofortini non buttano davvero niente, quasi a voler, fin all’ultima ora, rispettare quella splendida creatura del mare. Da anni oramai, ad incorniciare piacevolmente la tonnara, il girotonno, manifestazione alla quale partecipano moltissimi turisti che hanno la possibilità non solamente di conoscere e visitare un’isola di rara bellezza, ma anche di gustare uno fra i migliori tonni al mondo, cucinato nelle maniere più sfizziose, da cuochi di fama mondiale.

Claudia Zedda

 

 

 

 

 

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