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Nei pressi di Villacidro si trovano alcune cascate che potremmo definire le più belle ed affascinanti di tutta l’isola. Quella che si trova più vicina all’abitato prende il nome di Sa Spendula, la cui traduzione letterale significherebbe appunto la cascata. La caduta precipitosa dell’acqua sulla roccia è certamente uno spettacolo da osservare nei mesi delle piogge, eppure che la vista potrebbe incantarvi pure in altre stagioni, la sera, quando la cascata è accesa dai colori del tramonto, o dalle ben curate illuminazioni artificiali. Rappresenta l’ultimo salto del Rio Coxinas ed ebbe l’onore e il pregio di incantare nel suo viaggio in Sardegna del 1882 l’illustre poeta Gabriele D’Annunzio, che in onore di lei, scrisse pure un sonetto, pubblicato sul Capitan Fracassa del 1921.

Sempre nel circondario di Villacidro, incastonate nell’area protetta di Monti Mannu, altri due gioielli naturali. Nascoste nel sottobosco, fra lecceti e macchia mediterranea, incorniciati dal profumo intenso di fiori e natura si trovano due cascate. Quella di Piscina Irgas e Muru Mannu. Sono raggiungibili entrambe seguendo dei percorsi più o meno accidentati che regalano , alla loro conclusione meravigliose viste. E’ il caso del sentiero 113 che imboccato conduce ad uno spiazzo dal quale si può osservare la cascata di Piscina Irgas. Si getta entro una profonda piscina con un salto di 45 mt. Mentre seguendo il sentiero 109 si giungerà alla Muru Mannu. Il sentiero è fortemente sconsigliato nei mesi delle piogge, vista la presenza di diversi guadi. Il salto maggiore della cascata è di 70 mt stretto fra due pareti rocciose a strapiombo. Ai suoi piedi circondato dalla tipica vegetazione mediterranea e agrifogli, un bel laghetto.

Claudia Zedda

 

 

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Carloforte, situata nell’isola di San Pietro è una cittadina sorta nel 1738, per volere di Carlo Emanuele III. La colonia venne abitata da Tabarchini, (coloni liguri impiantanti sulla costa tunisina), il cui incarico era quello di estrarre dal loco il corallo, visto che, le coste tunisine osservavano tristemente la diminuzione del prezioso prodotto. L’agglomerato deve il suo nome alla volontà dei coloni di elogiare il proprio sovrano. Gli inizi pare non siano stati dei più felici. L’isola era insalubre, i terreni mai bonificati, e le cause di malattia abbondavano, ma nel giro di alcuni anni, i coloni riuscirono a trovare un proprio equilibrio, e l’isola cominciò a prosperare. A supporto giunsero altre famiglie liguri. L’isola fu oggetto di pericolose attenzioni da parte dei pirati. Nel 1798 una feroce incursione fece si che 900 carlofortini venissero catturati e tenuti come schiavi in Tunisi. Dopo 5 anni vennero riscattati. Le visite piratesche diminuirono molto lentamente, e a testimonianza del pericolo che rappresentarono ancora oggi si possono osservare i resti delle mura di cinta, di forti e torri di avvistamento.

Linguisticamente l’isola è ancora colonia ligure, e in loco si parla l’antico dialetto di Tabarka, noto con il nome di Tabarchino. E quando i carlofortini o carolini definiscono il proprio status, essi si descrivono come Tabarchini, e dunque in termini di etnia.

L’isola ha una superficie di 50,42 kmq, conosce origine vulcanica, e nelle zone interne sono presenti tipologie di rocce, note come commenditi, osservate, studiate e classificate per la prima volta. Nella zona interna dell’isola è presente una folta macchia mediterranea, e diverse sono le specie presenti. Ricorderemo il pino d’Aleppo, il rosmarino, la palma nana. Sulle sue scogliere nidificano il gabbiano corso e il falco regina. Le coste rappresentano quanto di più bello ci sia da vedere. Alte e rocciose sono bagnate da un mare di cristallo, che dona emozioni sia se osservato d’estate, sia se contemplato nelle fredde giornate d’inverno.

Claudia Zedda

 

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