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Queste sepolture collettive, che non possiedono eguali europei, consistono essenzialmente in una camera funeraria lunga dai 5 ai 15 metri e alta da 1 a 2 metri. La parte frontale della struttura è delimitata da un’esadra quasi a simboleggiare le corna di un toro, o una mezza luna e nelle tombe più antiche, al centro del semicerchio è posizionata una stele alta fino a 4 metri, finemente scolpita e fornita di una piccola apertura alla base che , si suppone, venisse chiusa da un masso, e tramite la quale si potesse accedere alla tomba. Nelle vicinanze dell’ingresso veniva eretto un obelisco (chiamato dai sardi betile) che probabilmente simboleggiava lo spirito dell’antenato che vegliava sui defunti. Erano collocate distante dai villaggi, e potevano ospitare una grande quantità di defunti. Si suppone fra i cento e i duecento. Degli ossari dunque nei quali venivano depositate le spoglie dei defunti una volta che queste erano divenute degli scheletri. Molto probabilmente venivano scarnificate prima della sepoltura

(sono stati rinvenute tracce di questa pratica sulle ossa), e venivano seppellite quando raggiungevano un numero consistente.

Presenti in quantità ecclatante in terra sarda, in data odierna possiamo contare un numero di 321 tombe scoperte, pur immaginandoci che ancora molte siano nascoste e da scoprire. Di notevole interesse sono quelle di Capichera in Arzachena, Li Lolghi e Coddu Vecchju, ma certamente ache quelle di Madau, nei pressi di Fonni.

  • Tomba dei giganti Biristeddi, a Dorgali
  • Tomba dei giganti Badu Campana
  • Tomba dei giganti Su Mont’e s’Abe, a Olbia,
  • Tomba dei giganti Sa Dom’è S’Orcu, a Quartucciu
  • Tomba dei giganti Aiodda, a Nurallao,
  • Tomba dei giganti Coddu Vecchiu, ad Arzachena
  • Tomba dei giganti Imbertighe, a Borore
  • Tomba dei giganti Sas Presones
  • Tomba dei giganti Li Lolghi, ad Arzachena
  • Tomba dei giganti Madau, a Fonni
  • Tomba dei giganti Muraguada, a Bauladu
  • Tomba dei giganti Osono, a Triei,
  • Tomba dei giganti Brunku Espis, a Arbus
  • Tomba dei giganti San Cosimo, a Gonnosfanadiga
  • Tomba dei giganti Sa Ena ´e Thomes, a Dorgali
  • Tomba dei giganti Bainzu, a Borore
  • Tomba dei giganti Sa Farch´e S´Artare a Seneghe
  • Tomba dei giganti Oratanda


Claudia Zedda

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Sono delle strutture sepolcrali e consistono in tombe scavate nella roccia. Sono estremamente diffuse nel Mediterraneo ed in special modo in Sardegna. Il termine significa case delle fate o delle streghe ma sono chiamate in sardo anche con il nome di forrus o forreddus. Spesso sono collegate tra loro a formare delle vere e proprie necropoli sotterranee, fino a raggiungere le quaranta tombe, con in comune un corridoio d’accesso ed un’anticamera. Questa può essere assai spaziosa e dal soffitto alto. Ne sono state ritrovate più di 2.400 sparse su tutta l’isola, ma molte rimangono ancora da scavare. Gli archeologi sostengono che siano state costruite tra il IV ed il III millennio a.C. Furono molto utilizzate entro la cultura chiamata di Ozieri. E pare siano frutto di un popolo molto laborioso e pacifico, sicuramente venuto dal mare, dedito all’agricoltura e non ancora alla pastorizia, con una particolare religione importata dal luogo di provenienza. Sembra adorassero il Sole e il Toro, simboli della forza maschile, la Luna e la Madre Mediterranea, simboli della fertilità femminile. Statuine stilizzate della Dea Madre sono state spesso ritrovate in queste sepolture e nei luoghi di culto. Groticelle scavate sulla roccia, le une vicine alle altre, tanto da ricreare una vera e propria necropoli, e seppure sono presenti in tutto il Mediterraneo, acquistano un valore di unicità in Sardegna, viste le preziose ed accurate lavorazioni presenti al loro interno, e la ricreazione di un ambiente in tutto e per tutto similare alle dimore dei vivi, ma su scala ridotta. Questo ci consente di avere un’idea di cosa dovessero essere le case dei sardi cinquemila anni fa. I corpi dei defunti venivano posti in posizione fetale, dopo, essere stati dipinti di rosso, e li si faceva accompagnare dagli oggetti che furono di loro proprietà in vita, in quanto è probabile che queste genti immaginassero una continuazione della vita, dopo la morte; ed ecco il senso dell’ocra rossa, simbolo di sangue e dunque di rigenerazione. E’ inoltre probabile che le popolazioni in questione praticassero la scarnificazione prima della deposizione in tomba.

Ecco alcuni dei siti più importanti:

•    Domus de Janas di Sedini a Sedini(la piu’ grande della Sardegna)

•    Domus de Janas Anghelu Ruju ad Alghero

•    Domus de Janas Filigosa a Macomer

•    Domus de Janas Grugos a Busachi

•    Domus de Janas Corongiu ‘e s’Acqua Salida a Pimentel

•    Domus de Janas Prunittu a Sorradile

•    Domus de Janas Genna Salixi a Ruinas

•    Domus de Janas Mandra Antine a Thiesi

•    Domus de Janas Mesu ‘e Montes ad Ossi

•    Domus de Janas Montessu a Villaperuccio

•    Domus de Janas Sas Concas ad Oniferi

•    Domus de Janas Sos Furrighesos ad Anela

•    Domus de Janas Su Crocifissu Mannu a Porto Torres

•    Domus de Janas Sant’Andrea Prius ad Bonorva

•    Domus de Janas Brodu ad Oniferi

•    Domus de Janas Pani Loriga a Santadi

•    Domus de Janas sa Figu a Ittiri

Claudia Zedda

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