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Pare che l’isola debba il suo nome non alla presenza di ipotetici serpenti sulla propria superficie, come alcuni potrebbero pensare, bensì la nomea è da attribuirsi semplicemente alla conformazione della costa, che nell’aspetto somiglierebbe ad un serpente. Dinanzi a Villasimius, la osserva immobile ad una distanza di 3,5 km e si trova ad est di Cala pira. Vista la bellezza del lembo di terra, che ha assolutamente mantenuto il suo fascino incontaminato e selvaggio, l’isola viene spesso raggiunta da imbarcazioni che trasportano i turisti in interessanti visite guidate. L’approdo semplice è consentito dal porto turistico, la Caletta d’approdo appunto, che si trova nella zona nord ovest della piccola isola.
Abitata da una fitta e rigogliosa macchia mediterranea, l’isola di Serpentara è dimora di diverse specie di animali, fra i quali il coniglio selvatico, le lucertole e certo i gabbiani corsi e i marangoni dal ciuffo. Cresce inoltre sull’isola una rarissima specie di pianta nota con il nome di Pigliamosche, o Serpentaria, dal nome dell’isola. Emanando un fortissimo odore di putrefazione attira le mosche che garantiscono l’impollinazione. Il fiore è rosa e coperto da una fitta peluria. E’ di primario interesse sottolineare che l’isola fa parte integrante dell’area Marina Protetta di Capo Carbonara, e che quindi, navigazione, approdo e eventuali immersioni sono regolate dall’ente gestore. Inoltre è bene ricordare che alcune zone sono soggette a una totale e integrale protezione. 
Così come l’isola dei Cavoli, la bella e lunga Serpentara è stata considerata isola strategica da parte degli Aragonesi i quali decisero di installare in entrambe delle imponenti torri atte al controllo sulla costa. Ancora oggi presenti, danno oramai alloggio alla forbita flora e fauna presente. Visitare la torre di Serpentara da la possibilità d’osservare l’isola da un punto strategico e di dominio, il che la fa apparire ai nostri occhi ancor più affascinante e forte. L’eco dei gabbiani sarà il sottofondo del vostro passeggiare, proprietari incontrastati oramai dell’isola.
Claudia Zedda
E’ noto come il Gran Canyon d’Europa, è considerato il più grande di tutto il continente. Si tratta di una gola, le cui pareti superano i 400 mt, provocata in origine da un movimento teutonico. Il lavorio degli agenti atmosferici ha poi creato ciò che noi oggi ancora abbiamo la possibilità di vedere. Anticamente la gola è stata il letto del Rio Flumidettu, che tutt’altro che intenzionato ad abbandonare il proprio percorso originario, s’attiene oggi a scorrere sì, ma sotto il sentiero che i turisti con piccole difficoltà e buona attrezzatura possono ancora oggi attraversare. La
presenza del fiume sotterraneo è attestata da spettacolari laghi che qua e là compaiono nel percorso, a sorprendere l’improvvisato esploratore. Cuore del Supramonte, segna il confine naturale fra Urzulei ed Orgosolo. Il percorso di accesso alla gola si snoda in parte attraverso antiche mulattiere, ancora oggi in uso, in parte tramite sentieri interni alla gola, chiusi a destra e a sinistra dalle altissime pareti della stessa gola, tanto alte che in alcuni punti è davvero difficoltoso riuscire a vedere la luce del sole. Percorso assolutamente suggestivo che dà la possibilità al visitatore, munito di efficienti guide, di osservare in quale meravigliosa maniera la natura possa tracciare segni indissolubili sulla roccia sarda.
Diverse le leggende legate alla gola. Si dice che dal punto più profondo, dove le pareti superino i 400 mt, si possa, pure in pieno giorno, vedere le stelle. Altra leggenda è quella che racconta che fra le scoscese pareti cresca il felce maschio, un fiore dalle mirabolanti proprietà. Solo ai più coraggiosi è dato di cogliere il fiore, a notte fonda, in quanto il demonio in tutte le maniere, tenterà d’impedirlo.
Claudia Zedda









