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Nei pressi di Villacidro si trovano alcune cascate che potremmo definire le più belle ed affascinanti di tutta l’isola. Quella che si trova più vicina all’abitato prende il nome di Sa Spendula, la cui traduzione letterale significherebbe appunto la cascata. La caduta precipitosa dell’acqua sulla roccia è certamente uno spettacolo da osservare nei mesi delle piogge, eppure che la vista potrebbe incantarvi pure in altre stagioni, la sera, quando la cascata è accesa dai colori del tramonto, o dalle ben curate illuminazioni artificiali. Rappresenta l’ultimo salto del Rio Coxinas ed ebbe l’onore e il pregio di incantare nel suo viaggio in Sardegna del 1882 l’illustre poeta Gabriele D’Annunzio, che in onore di lei, scrisse pure un sonetto, pubblicato sul Capitan Fracassa del 1921.

Sempre nel circondario di Villacidro, incastonate nell’area protetta di Monti Mannu, altri due gioielli naturali. Nascoste nel sottobosco, fra lecceti e macchia mediterranea, incorniciati dal profumo intenso di fiori e natura si trovano due cascate. Quella di Piscina Irgas e Muru Mannu. Sono raggiungibili entrambe seguendo dei percorsi più o meno accidentati che regalano , alla loro conclusione meravigliose viste. E’ il caso del sentiero 113 che imboccato conduce ad uno spiazzo dal quale si può osservare la cascata di Piscina Irgas. Si getta entro una profonda piscina con un salto di 45 mt. Mentre seguendo il sentiero 109 si giungerà alla Muru Mannu. Il sentiero è fortemente sconsigliato nei mesi delle piogge, vista la presenza di diversi guadi. Il salto maggiore della cascata è di 70 mt stretto fra due pareti rocciose a strapiombo. Ai suoi piedi circondato dalla tipica vegetazione mediterranea e agrifogli, un bel laghetto.

Claudia Zedda

 

 

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E' noto in tutta l'isola e i nomi con i quali lo si conosce sono i più vari. Si parlerà di casu frazigu, casu modde, casu becciu, casu fattittu, casu gumpagadu. E' però più probabile che la memoria del turista venga stimolata non già dal nome, quando dalla peculiarità del formaggio sardo, il cui caratteristico piccante è conferito dalla presenza delle larve della mosca casearia, che lo intaccano. Quando questo viene prodotto tradizionalmente, ci si serve dunque dell'aiuto di queste larve, che si depositano sulle forme di pecorino, cibandosi delle stesse e sviluppandosi dunque attraverso il sostanzioso nutrimento. Queste larve chiaramente hanno la capacità di infettare qualsiasi tipo di formaggio, decretando delle volte perdite ingenti per i caseifici, mentre nel caso del pecorino sardo, e di altre tipologie di formaggio, come ad esempio il formaggio tedesco German Milbenkäse e la specialità francese mimolette, conferiscono un originale, forte e deciso gusto piccante. Il prodotto che si ottiene dopo il lavorio costante delle laboriose larve è una caratteristica crema. Visto che come è facile immaginare la produzione di questo formaggio infrange diverse norme comunitarie di carattere igienico, è stato necessario, per salvaguardarne l'esistenza del tipico formaggio, inserirlo nell'elenco dei prodotti agro-alimentari tradizionali italiani. L'odierna produzione è posta sotto stretto controllo da parte di biologi e ricercatori. Il periodo di produzione migliore è la primavera. Quando il cuore del formaggio sarà divorato dalle creature che lo abitano, la parte superiore, semplice involucro del prodotto, verrà scoperchiata. La crema sarà giallastra e fragrante. Per allontanare i vermi rimasti sarà sufficiente esporre al sole la forma priva del naturale coperchio per qualche ora, ma è inutile ricordare che i coraggiosi sardi, consumano, spalmata sul pane ed accompagnata da un buon cannonau, la prelibatezza tipica e i propri abitanti. Claudia Zedda

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